The Big Rethink – Un'agenda per prosperare nell'era agentica
Negli ultimi anni l’Intelligenza Artificiale è entrata in modo pervasivo nelle organizzazioni. Eppure, secondo il recente articolo McKinsey “Beyond the Hype: Unlocking Value from the AI Revolution”, esiste un paradosso difficile da ignorare: circa l’80% delle aziende utilizza la generative AI, ma una percentuale simile non registra impatti significativi sul risultato finale.
Molte organizzazioni trattano l’AI come una somma di strumenti isolati: chatbot, proof of concept, progetti pilota scollegati tra loro. In questo approccio manca una domanda fondamentale: in che modo l’AI cambia davvero il lavoro, le decisioni e la creazione di valore? L’era dell’AI agentica richiede invece un cambio di paradigma profondo: un big rethink.
Il vero nodo: dall’hype al pensiero sistemico
L’AI agentica non è semplicemente una tecnologia più potente. È un fattore che ridisegna flussi di lavoro, ruoli organizzativi, catene decisionali e vantaggi competitivi.
Per questo McKinsey propone una nuova agenda per i CEO: sei pilastri strategici per prosperare in un contesto in cui agenti intelligenti iniziano a operare, coordinarsi e ottimizzare processi complessi.
I sei pilastri dell'agenda
1. Il nuovo knowledge worker. L'AI ricalibrerà il lavoro della conoscenza come la robotica ha fatto per il manifatturiero — ma molto più velocemente. Il fattore limitante non sarà più la tecnologia, ma la capacità umana di supervisionare e gestire gli agenti. Serve passare da una gestione basata su ruoli a una basata sulle competenze.
2. Ricalibrare della distintività competitiva. L’AI abbassa drasticamente le barriere all’ingresso. Nuovi player possono competere e scalare più velocemente degli incumbent storici. I veri vantaggi competitivi saranno: dati, tecnologia, cultura e capability a livello enterprise. La domanda strategica diventa allora inevitabile: cosa succede quando anche i tuoi clienti avranno agenti AI che ottimizzano per loro?
3. Reimmaginare il valore. Non si tratta solo di efficienza a breve termine, ma di ripensare come si crea valore — innovazione, customer experience, engagement dei dipendenti. Chi utilizza l’AI solo per ottimizzare l’esistente rischia di perdere i benefici più rilevanti del prossimo decennio.
4. Ricablare i workflow — da orizzontale a verticale. L'impatto reale viene dal pensare "AI inside": incorporare l'AI in pochi domini ad alto valore e ricablare i flussi di lavoro end-to-end, non dal distribuire chatbot a pioggia.
5. L'organizzazione agentica. Le strutture dovranno diventare più piatte, snelle, veloci e fluide — orientate agli outcome invece che alle funzioni. Piccoli squad cross-funzionali che fondono visione di prodotto e delivery, con ownership condivisa e sperimentazione in tempo reale.
6. Capacità di apprendimento continuo. In un mondo con costi marginali della conoscenza vicini a zero, il successo dipenderà dalla velocità di apprendimento e adattamento. Serve una cultura "test-learn-adapt" supportata da infrastrutture tecnologiche flessibili (es. architetture AI mesh).
L’AI non è un progetto delegabile.
I CEO e i leader devono sviluppare AI fluency personale, sperimentare in prima persona e guidare almeno una trasformazione end-to-end realmente coraggiosa. Con una bussola etica chiara.
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